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I disastri naturali (terremoti, alluvioni, frane, incendi …) provocano immense perdite in  termini di vite umane, blocco delle attività aziendali, interruzione delle reti sociali e proprietà  danneggiate. Queste perdite derivano in gran parte dalla distruzione di infrastrutture cruciali  (es: reti di trasporto e di comunicazione), nonché di strutture edilizie di base connesse a  esigenze primarie come le necessità abitative, economiche e produttive, connesse ai bisogni  storico-culturali. Il recupero da un disastro può protrarsi per molti anni, con un impatto potenzialmente di vasta portata sul territorio e conseguenze negative su popolazione,  patrimonio culturale, mercato del lavoro, economia, vitalità sociale, memoria e tradizioni  collettive. Nella storia, si sono registrati molti casi di comunità sradicate e città e villaggi  abbandonati. I costi per il ripristino del bilancio paesaggistico e territoriale sono  impressionanti. Disastri di questa portata non solo sono possibili, ma si verificano ad una  frequenza crescente che, in alcuni casi, può essere attribuita anche ai cambiamenti climatici.  Tuttavia possiamo migliorare le prospettive per il futuro e se è vero che non è possibile evitare  gli eventi stessi, è possibile migliorare la pianificazione e la preparazione a tali eventi. Questo  passaggio richiede ricerca scientifica e applicata oltre i confini delle discipline tradizionali (cioè  scienze della Terra e scienze ambientali, ingegneria, studi urbani e regionali, geografia,  scienze sociali e umanistiche, ecc.). Lo scopo del progetto è sviluppare una visione olistica per  consentire approcci innovativi alla pianificazione e al processo decisionale mirati alla  resilienza territoriale. Il progetto si propone inoltre di interagire con le comunità interessate  da eventi recenti (es: terremoti in Italia centrale), adottando il paradigma della citizen-science nelle fasi rilevanti.

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